Se squilli, risponditi
La newsletter di cui potevamo fare a meno. Forse ogni lunedì sera per ringraziare che il lunedì sia finito. Forse no. Nel dubbio, coltiviamo sempre
Il 2023 è finito. Ed è da queste notizie bomba che si comprende perché non ho poi intrapreso la carriera di giornalista. A questa notizia arrivo con 20 giorni di ritardo lo so, ma mi piace pensare di avere il tempo delle piante, lento, naturale e con un calendario fatto di sole e pioggia.
Quest’anno, da brava follower di influencer provviste di cucine super in ordine e armadi vuoti, ho anche provato a fare la lista dei buoni propositi: il giorno 7 gennaio, la domenica prima del rientro in ufficio, ho impostato la sveglia mezz’ora prima del solito per iniziare il lunedì con una colazione lenta e un po’ di esercizio fisico. Mi sono immaginata a fare yoga e mangiare un frutto con uno yogurt per poi fluttuare nel traffico con il viso disteso. Il mio buon proposito è durato il tempo di una notte: la sveglia è stata rimandata e io sono inciampata nel traffico mattutino domandami come sempre se avessi entrambe le scarpe ai piedi e se avessi effettivamente fatto colazione.
In quel momento ho capito che il mio calendario interno non aveva compreso ancora il passaggio da un anno all’altro, e che ognuno ha i suoi tempi e il proprio personalissimo modo di evolversi e di raggiungere serenità e obiettivi senza per forza pensarci il 31 dicembre alle 23.59. E anche questa volta, come non imparare dall’amorevole mondo delle piante che non hanno un calendario fatto di numeri, ma dipendono dalle stagioni, dal sole, dal contesto, dalla posizione, dal vento? Siamo più simili a loro di quanto pensiamo, la vita ci sposta, ci torce, ci annacqua in certi periodi e in altri ci dà un grande sole.
E quando va via la luce come si fa a iniziare il proprio processo di fotosintesi clorofilliana? Quando succede tocca chiamarsi e rispondersi. Lo so, sono dolori, manco avessimo a che fare con un ufficio stampa, ma se squilliamo quello è il campanello di allarme di una qualche emozione che abbiamo paura a contattare. Rispondiamoci.
UN PO’ DI SCIENZA - UNA VERSIONE GREZZA DI WIKIPEDIA
La fotosintesi è quel un processo svolto dalle piante per produrre il nutrimento di cui hanno bisogno, durante il quale la pianta trasforma l’acqua, la luce solare e l’anidrite carbonica in ossigeno. Per avviare il ciclo le piante assorbono l’acqua e i sali minerali del terreno attraverso le radici: questa miscela viene chiamata linfa grezza. La linfa grezza passa dalla radice al fusto e si distribuisce all’interno della pianta attraverso il legno, fino a raggiungere le foglie che catturano l’anidrite carbonica. E’ nelle foglie che avviene la fotosintesi e, arrivati a questo punto, l’ossigeno viene espulso. Le piante possono svolgere la fotosintesi solo con la luce del sole.
C’è perciò bisogno di luce e dipende tutto da quanto forti sono le nostre radici, da quanto abbiamo curato le nostre foglie, la nostra casa e i nostri vicini di terreno. Insomma tutto dipende dalla nostra fotosintesi clorofilliana.
IL GENEVER - L’OLANDA FA SEMPRE UNO STRANO EFFETTO
Il Gin Genever è un gin che però è una birra che però è un whisky. Ma è il nettare degli dei! Andando con ordine, è un gin olandese e dal colore scuro. È molto diffuso in Belgio e nei Paesi Bassi, tanto che l’Unione Europea ha stabilito che solo le acquaviti prodotte in questi due paesi, in due province della Francia e due stati federati della Germania possono usare il nome jenever.
Per ottenere questo stile di gin, un mosto di cerali (in pratica una birra), viene distillato in uno spirito simile al whisky chiamato moutwijn (vino di malto). il moutwijn viene unito a un altro spirito, che è dry gin, ottenuto attraverso la distillazione di botaniche, compreso il ginepro, in alcol pure di cereali”. (Fonte: “Il gin compendium”, di Gary Regan e Patrick Pistolesi). In Olanda si ha l’abitudine di accompagnarlo con un sorso di birra. Qua ci sono un po’ di curiosità se volete.
Ma è davvero un gin o è colpa dei coffee shop? Sì è un gin, diverso da quello che ci aspetteremmo se ordinassi oggi un gin perché non sa di gin. Ma fidatevi e se avete curiosità il libro consigliato è Imbibe! Updated and Revised Edition: From Absinthe Cocktail to Whiskey Smash, a Salute in Stories and Drinks to "Professor" Jerry Thomas, Pioneer of the American Bar.
Ora, visto che mi piace fare liste (senza mai seguirle, mi piace solo scriverle non giudicatemi per questo), vi beccate la lista dei tipi di Genever:
Moutwijnjenever, Genever di vino di malto
Korenwijn, Bols Corenwyn, Genever di vino di mais
Oude Genevre, Genever vecchio
Jonge Genevre, Genever giovane
Genever invecchiato
Nell’attesa di riuscire a provare il Genever, il bartender che mi ritrovo ogni tanto nello stesso corridoio di casa, mi propone un cocktail molto delicato e dal gusto deciso: Etsu gin, zucchero e limone. Sfizioso, lo consiglio.
SII IL TUO CALL CENTER
Ebbene, quando non c’è luce per la nostra fotosintesi tocca chiamarsi e contattarsi. E poi bisogna pure rispondersi. Una fatica. Di una cosa però sono certa: funziona. Quando squillerete, rispondetevi e abbracciatevi. Da lì si capirà tutto il resto.
A presto e ricordiamoci, c’è sempre qualcosa da coltivare!




